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31.05.07
![]() L'anteprima di U.S.A. contro J. Lennon si collega idealmente alla mostra fotografica Amalie R. Rothschild - Rock Photographs - 1968-1974, in esposizione al Biografilm Festival di Bologna (Palazzo Re Enzo dal 1° al 25 giugno). 1969, John Lennon scrive nel testo di una canzone All We Are Saying Is Give Peace a Chance, destinando il brano a diventare un inno alla rivoluzione pacifista. John, sempre stato il Beatles maggiormente attento alla politica, aveva profonda consapevolezza di quanto anche una sola canzone poteva penetrare nell’animo della gente e scuoterla nel profondo. John Lennon, in coppia con la moglie Yoko Ono, si mise a capo di una crociata pacifica per protestare contro la guerra in Vietnam e per difendere la pace nel mondo. La guerra del Vietnam imperversa, centinaia di migliaia di giovani vengono mandati a combattere una lotta armata che nessuno sente propria. John Lennon si erge a portavoce di una generazione, dal ruolo di star idolatrata si propone come paladino di un mondo diverso, forse migliore. Il percorso pacifista di John, mano nella mano con Yoko Ono fin dal celebre “bed-in” di Amsterdam, segna un progressivo e irreversibile allontanamento dagli altri componenti della band, ma la forza delle sue parole impauriscono qualcuno al potere. In U.S.A. contro John Lennon si rincorrono alcune delle figure più significative dell’epoca: giornalisti come Carl Bernstein e Walter Cronkite, funzionari politici come G. Gordon Liddy e John Dean, reduci del Vietnam, lo storico e romanziere americano Gore Vidal, l’ex-governatore dello Stato di New York Mario Cuomo, che sono stati protagonisti o testimoni diretti degli eventi che hanno coinvolto l’ex-Beatles.
Scritto da Fanaticaboutfilms il 13:13
21.05.07
Una voce cupa ci ricorda che dentro ciascuno di noi esiste un lato oscuro. Vediamo immagini di una casa, di una famiglia, di un bambino, che sembrano essere perfettamente normali. La voce torna a parlare. La maggior parte della gente cresce perfettamente, ma alcuni sono consumati dal proprio lato oscuro. Una piccola mano, intanto, ha afferrato una lama che risplende alla luce della lampadina, e con una mazza da baseball la stessa mano sfonda il cranio di quella che potrebbe essere la sorellina più grande. La violenza è troppo grande, rispetto un corpo così minuto. La stessa mano sfiora le gambe della madre. La donna si sveglia di scatto chiedendo “Micheal?”. Diventa tutto buio e un urlo squarcia le tenebre. La luce torna quando la polizia estrae un corpo su una barella da quella casa tanto normale. La celebre e angosciante litania che aveva fatto da colonna sonora al primo film della serie di John Carpenter ci trasporta anni dopo. Micheal è cresciuto come il male che porta dentro di sé. Attorno a lui solo le tenebre, sul suo volto una maschera di morte. “Quelli sono gli occhi di uno psicopatico” ci dice la voce. Il ritmo del montaggio diventa frenetico, la musica sale, si distinguono solo urla di disperazione e di dolore. Accade tutto ciò quanto un ex rockstar come Rob Zombie reinvesta una leggenda del cinema horror. Ad Agosto nei cinema americani ritorna Halloween!
Scritto da Fanaticaboutfilms il 17:59
17.05.07
Su un set cinematografico la scenografia riproduce l’ enorme lunotto di un’automobile, con tanto di tergicristallo. Jerry Seinfeld, il famoso stand-up comedian, in un ridicolo costume da ape, si rivolge al regista e con sconforto gli confida di non credere molto nel progetto. “Funzionerà” risponde lui senza troppo pensarci, “sicuro”. L’uomo ape torna sconsolato verso il centro del set e si ritrova in mezzo ad altri attori in tenuta da insetto: l’uomo zanzara chiede notizie sul risultato dell’ambasciata, ma la risposta non è quella che si attendeva. Finita la pausa, la scenografia si anima. Grandi pale simulano le folate di vento, un getto d’acqua colpisce gli insetti che scivolano goffamente sul vetro e vengono portati via dalle grandi spazzole del tergicristallo. La scena è deprimente, ma il regista impartisce ordini con il suo megafono con grande serietà. Il ciak si chiude e l’uomo ape, grondante d’acqua, torna dal regista chiedendo con aria remissiva se è il caso di riprovare. Ritroviamo poi il povero uomo ape appeso ad un cavo davanti ad un’enorme finestra. Tutto va male, gli attrezzisti cominciano a farlo ondeggiare e, appeso come un salame, il poveraccio comincia a prendere un sacco di botte. “Taglia, taglia, taglia!” rimbomba una voce nel set. Tutti se ne vanno tranne l’uomo con cappellino e occhiali che, con un caffè in mano, si avvicina per accertarsi che l’attore non si sia fatto male. A prima vista sembra un volto noto. “Steven, sono sicuro. Qui non c’è niente che funziona a dovere”, annuncia l’uomo ape. “Forse è meglio se facciamo un cartoon” risponde l’uomo, che inaspettatamente riconosciamo come Steven Spielberg. Ormai il live action è di serie B.
Scritto da Fanaticaboutfilms il 19:17
Una sera di festa, i fuochi d’artificio rischiarano il buio del cielo. Due ragazzi sono in macchina a godersi lo spettacolo. Sopraggiunge un uomo armato che fa fuoco verso di loro. Inizia l’incubo di Zodiac. Un killer spietato, imprevedibile perché colpisce senza una logica e che non si limita a uccidere, ma lascia tracce, indizi, enigmi, lettere scritte in un codice misterioso e sembra farsi beffa di chi gli si mette alla sua caccia. I reporter Robert Downey Jr e Jake Gyllenhal affiancano la polizia in una corsa contro il tempo per fermare la carneficina. A dodici anni da Seven, David Fincher torna a confrontarsi con un serial killer. Tra il 1969 e il 1978, terribili crimini colpirono al cuore gli Stati Uniti d’America. Un assassino, noto con il nome di Zodiaco, lasciò sulla sua strada una lunga scia di sangue descritta minuziosamente nelle lettere inviate ai giornali, in cui cercava di spiegare il motivo scatenante dei suoi gesti. Nessuno è mai riuscito a dare un volto o un nome a Zodiaco, di lui si sa solo che potrebbe essere responsabile di ben trentasette efferati omicidi.
Zodiaco ha ispirato numerosi libri, fra cui i best seller di Robert Graysmith, nonché molti film come Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo!
Scritto da Fanaticaboutfilms il 16:38
08.05.07
È notte fonda. Un’auto percorre una strada solitaria. A bordo ci sono un uomo e una donna. Qualcosa smette di funzionare e la macchina accosta. C’è un motel nei paraggi, forse lì qualcuno può indicare loro dove trovare un garage. Nulla di disponibile ad un’ora così tarda, non resta che passare la notte in una delle stanze del motel. L’accoglienza non è delle migliori: la stanza è sporca e infestata da scarafaggi, dal rubinetto esce acqua torbida, ma c’è una televisione e un videoregistratore, un buon diversivo per ammazzare il tempo. Inserita una videocassetta nastro appaiono le prime immagini. Sullo schermo sembra iniziare un film violento, ma tra urla di dolore e richieste di aiuto si vede una giovane ragazza in un video amatoriale mentre viene brutalmente seviziata. Presto si intuisce che il video è stato girato proprio in quella squallida stanza e dal condotto dell’aria l’occhio impassibile di una telecamera osserva minuziosamente la scena. Il cuore comincia a battere in gola, il respiro si affanna e le urla si strozzano in gola. Qualcuno è davanti alla porta della loro stanza e vuole entrare, per sopravvivere non resta che tentare la fuga. Ma come è possibile scappare se il tuo nemico vede qualsiasi tuo movimento attraverso una cabina di regia? C’è sempre una stanza libera per Luke Wilson e Kate Beckinsale nel motel della paura, aperto da aprile 2007 nei cinema americani. Tra Psycho e Non aprite quella porta, Hostel e il Grande Fratello, una cosa è certa, non scendete dalla macchina se vi capita di fermarvi in mezzo al nulla!
Scritto da Fanaticaboutfilms il 10:30
02.05.07
Il pullman è pronto per partire. L’azienda offre ai suoi dipendenti un weekend nei boschi. Lo chiamano Team Building, letteralmente "costruzione del gruppo", dicono che si tratta di un’occasione divertente dove si possono ottenere interessanti obiettivi. Si raggiunge un luogo appartato, un fresco bosco ombroso, e quelli che fino ad ora sono stati colleghi in breve diventano compagni di un’avventura, a metà tra un campo scout e un corso di sopravvivenza. Di fronte a situazioni insolite e potenzialmente pericolose, lo spirito di gruppo dovrebbe essere rinforzato, ma questa volta qualcosa va storto. I sei dipendenti della multinazionale delle armi "Palisade Defense" dovrebbero dedicarsi al paintball, ma nel bosco si nasconde un minaccioso segreto. La rilassante vacanza si trasforma in un weekend di paura. La situazione precipita rapidamente, il bosco rivela le sue insidie e le sue minacce. Le pistole giocattolo lasciano il posto ad armi affilate e potenti esplosivi. Sopravvivere non è più un gioco. Forse però l’insidia si cela nel rancore di uno di loro, ansioso di trasformarsi un uno spietato killer. Ancora una volta i boschi ungheresi della Transilvania si macchiano di sangue umano. Tra orrore e commedia nera, il film di Christopher Smith sarà nelle sale italiane dal prossimo agosto, distribuito da Medusa. La locandina parla chiaro, come ha dimostrato il fallimento della New Economy, spesso il più grande problema sul posto di lavoro è non avere testa!
Scritto da Fanaticaboutfilms il 19:29
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